Cile, 11 settembre 1973: cinquanta anni dopo.

L’11 settembre 1973, un golpe fascista guidato dal generale Augusto Pinochet rovesciò il governo legittimo del presidente Salvador Allende, socialista, che aveva vinto le elezioni democratiche del 1970.

Salvador Allende
(Valparaíso 1908 – Santiago 1973)

Il governo Allende, formato dalla coalizione denominata Unidad Popular, composta da  socialisti, comunisti, radicali e cattolici di sinistra, si caratterizzò con una politica denominata “la via cilena al socialismo”, dando vita ad un vasto programma di nazionalizzazione delle principali industrie private del Paese, fra cui spiccavano le miniere di rame, fino ad allora sotto il controllo della Kennecott e della Anaconda (aziende statunitensi),

gli istituti bancari, le compagnie di assicurazione, la produzione e la distribuzione di energia elettrica, i trasporti ferroviari, aerei e marittimi, le telecomunicazioni, l’industria siderurgica, cementiera, cartaria e della cellulosa.

Inoltre, si lavorò alla riforma agraria in favore delle classi maggiormente disagiate. Venne introdotto il divorzio e furono annullate le sovvenzioni statali alle scuole private. A livello di politica sociale, fu introdotta la garanzia di mezzo litro di latte giornaliero per ogni bambino e neonato cileno; vennero stabiliti ingenti incentivi all’alfabetizzazione, l’aumento programmatico dei salari, l’applicazione di diverse tutele sociali (come, ad esempio, l’estensione dei diritti di tutela e rappresentanza sindacali anche a quelle categorie generalmente escluse, come i lavoratori stagionali e part-time, e l’introduzione di un salario minimo garantito per i lavoratori di ogni categoria e fascia d’età[57]), il prezzo fisso del pane, la riduzione del prezzo degli affitti, la distribuzione gratuita di cibo ai cittadini più indigenti e l’aumento delle pensioni minime.

Fu un periodo di grande fermento in letteratura, in musica, in pittura, e di riscoperta delle radici culturali del Paese.

Un programma che suscitò l’opposizione delle classi conservatrici del Paese e di settori della Chiesa cattolica, ma soprattutto degli Stati Uniti, di cui era presidente Richard Nixon, “Tricky Dicky”, che pochi mesi dopo si sarebbe dimesso a causa del suo pesante coinvolgimento nello scandalo Watergate.

È storicamente provato, sulla base della documentazione e delle dichiarazioni di alcuni protagonisti, che gli USA e la CIA fomentarono e finanziarono il golpe messo in atto dalle forze armate, culminato nel bombardamento del palazzo presidenziale della Moneda, a Santiago, e nella morte di Allende.

Il carattere profondamente fascista del colpo di stato si manifestò nella brutale repressione delle forze di sinistra, condotta attraverso arresti indiscriminati, terribili torture, stupri, uccisioni spesso culminate con la sparizione dei cadaveri. Nei primi giorni del golpe, lo stadio di Santiago fu utilizzato come gigantesco campo di concentramento: lì, tra gli altri e le altre, fu torturato e ucciso il grande musicista Victor Jara.

Nei tre anni seguenti, vennero arrestate approssimativamente 130.000 persone, con il numero migliaia di “desaparecidos”, scomparsi: alcuni lanciate dagli aerei in stato semicomatoso, altri ancora scomparsi nel nulla, cancellati dai registri da un regime che avrebbe voluto eliminare tutte le opposizioni. Altro fatto accertato è il rapimento dei bambini degli oppositori, che venivano affidati a sostenitori del regime. Un decreto del 13 settembre mise fuori legge tutti i partiti che avevano fatto parte di Unidad Popular.

C’è da ricordare la grande solidarietà internazionale – dalla Francia alla Svezia, alla Germania, all’Italia etc. – che si verificò nei confronti dei e delle esuli che riuscirono a fuggire, accolti e sostenuti. Portarono la loro cultura, la loro musica, la loro letteratura, la poesia. Alcuni e alcune sono rimasti, altri hanno fatto ritorno in Cile dopo che ebbe fine il regime golpista.

Nel 1988, venne deciso di indire, per l’ottobre dello stesso anno, un plebiscito per votare un nuovo mandato presidenziale di 8 anni per Pinochet, convinto che avrebbe vinto. Il plebiscito si svolse senza brogli sotto osservatori stranieri neutrali: vinsero i sostenitori del “NO” con il 55,99% dei voti contro il 44,01% dei favorevoli a Pinochet e, in accordo con le norme della costituzione, nel novembre 1989 si tennero elezioni libere. Pinochet lasciò la presidenza l’11 marzo del 1990.

Abbiamo voluto ricordare questa storia con una poesia di Carmen Yáñez, che fu imprigionata per il suo impegno e torturata nella orribile Villa Grimaldi di Santiago. Carmen riuscì a sopravvivere e, nel 1981, a raggiungere l’Europa, dove vive tuttora, in Spagna. Nel 2020 è morto il marito, il grande scrittore Luis Sepúlveda.

PRODIGIO (traduzione di Raffaella Marzano)

 a Marcia Scantlebury*

Se in quei giorni di ottobre
e di bende nere
quando davvero la paura
mordeva la carne
e noi custodivamo nomi
nelle pieghe del sudore
ti avessi toccato la fronte oltraggiata,
per curarti la ferita con l’acqua che oggi ci unisce,
non mi avresti creduto.

Mai fummo più vicine
alle rose
Ti ricordi quelle rosse
che paradossalmente crescevano lì,
nel cuore stesso del dolore?
Belle rose…
delle quali ci fu negato
il favore del profumo
ma non le tristi spine.

Se in quei giorni di ottobre
a Villa Grimaldi
quando neanche il mio olfatto
mi diceva che ti saresti svegliata,
Marcia,
ti avessi parlato
solo per consolarti
per curarti la ferita del viso
per liberare l’aria da un brutto sogno
per volgere lo sguardo all’indietro
prendendo il tempo per le corna
e ricostruire il velo di cipolla
che ci coprì
fino ad allora.
Se ti avessi fatto una promessa,
se avessi predetto
un invito, in una città
lontana, bella
San Marco, Venezia
la città del ritrovarsi
prodigioso.
Non mi avresti creduto

Non mi avresti creduto
perché la morte batteva le ali
là fuori
e la bontà taceva.

*giornalista, militante del MIR – Movimiento de Izquierda Revolucionaria

 


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