Una nuova forma di schiavitù, Il Tirreno 29 marzo 2008

UNA NUOVA FORMA DI SCHIAVITU'

Isoke Aikpitanyi, una splendida ragazza nigeriana, ha scritto con la giornalista Laura Maragnani il libro "Le ragazze di Benin City". Ne ha parlato, recentemente, al Centro Donna di Livorno e al Meeting di San Rossore. Isoke, nel libro, che è lucido, doloroso e implacabile come pochi, parla della sua esperienza di ragazza che viene spinta con l’inganno a partire dalla Nigeria, con la prospettiva di un lavoro, e poi si trova, dopo intimidazioni, minacce, maltrattamenti, "in mutande" davanti alla stazione di Torino, il giorno di Santo Stefano, in attesa degli «stupratori a pagamento, come li chiamano le ragazze. Quelli che solo perché pagano i venticinque euro della tariffa normale si sentono in diritto di esigere qualunque cosa».

Proprio come, probabilmente, è accaduto a Doris Eunice Iuta, la ragazza barbaramente uccisa, la vigilia di Pasqua, vicino a Nugola ...

Isoke racconta una vergogna atroce, una umiliazione bruciante, l’impossibilità a ribellarsi, le minacce fisiche a lei, le minacce ricattatorie verso la sua famiglia in Nigeria. Un racket organizzatissimo, che fa passare le ragazze negli aeroporti praticamente senza controlli, che dispone di reti di protezione, di contatti, di coperture.

Doris Eunice, probabilmente, era giunta qui, nella traiettoria di dolore e di disperazione che l’ha condotta in quel boschetto dove è stata assassinata a 28 anni, seguendo un percorso simile.

Isoke arriva in Italia a venti anni. "La prima volta che vai sulla strada per lavorare vai nel panico.
Io ricordo la strada. Ricordo la mia vergogna di stare lì, con dei vestiti assurdi. E l'attesa. Ricordo l'attesa che qualcuno arrivasse e mi facesse un segno dal finestrino abbassato, che dicesse vieni, che dicesse quanto. Ricordo ancora la voce dei primi che mi hanno chiamato, e la mia voce che rispondeva no, no, no... Ma è impossibile ribellarsi, perché il prezzo è la morte".

Noi sappiamo che queste cose avvengono qui, sotto i nostri occhi, lo sappiamo bene, lo vediamo lungo le nostre strade. Sappiamo bene che tutti i giorni vediamo una vera e propria forma di schiavitù. Sappiamo – lo leggiamo in cronaca nera – che queste ragazze, spesso, vengono uccise.

Qualcuno fa finta di nulla, qualcuno invoca "mano pesante", ronde e controlli (su chi? sulle ragazze?), qualcun altro parla degli effetti della globalizzazione, del petrolio e dello sfruttamento del sud povero da parte del nord ricco. Queste ultime tesi sono decisamente vere, ma non esauriscono il problema. Il problema sta in quella forma di sessualità maschile che si rivolge alla prostituzione, e che è così diffusa, così radicata, stando all’estensione del fenomeno. Ho imparato quanto sia difficile dare giudizi, nelle faccende umane, e quanto ogni vicenda individuale abbia una sua storia precisa, da non generalizzare. Ma mi è molto difficile, parlando di chi, oggi, sceglie il rapporto con una prostituta, proprio perché è palese la sofferenza di queste ragazze, la loro condizione di subordinazione, di sottomissione, di schiavitù, non pensare ad una volontà predatoria e prevaricatrice.

Il punto sta nel perché la povera Doris Eunice era finita lì, dove poi un criminale l’ha uccisa. Nel perché Isoke era finita su quel marciapiede di Torino. C’erano, perché ci sono i "clienti". È una verità dura e sgradevole, ma è una verità.

Bisogna però dire che Isoke è uscita dalla schiavitù attraverso l’aiuto di un uomo. Ci sono ormai diversi gruppi e associazioni maschili che si interrogano sulle forme della sessualità, sul rapporto predatorio verso la donna, sulla violenza. Stanno facendo autocoscienza. Ha scritto il sociologo Marco Deriu: "Ciò che è difficile è stare di fronte ad una donna ed accettare che essa è altro da noi. Ebbene io credo che la relazione vera e propria può nascere solo nel momento in cui ogni uomo riconosce che la donna che ha di fronte non è una sua proiezione o un suo oggetto e che essa può differire da lui in tante cose, nel bene e nel male".

Un percorso consapevole di autocoscienza, il porsi domande su di sé, sul proprio rapporto con il mondo fatto di due e con l’altro sesso è un elemento importantissimo delle pratiche politiche "prime", relazionali, che costituiscono una importante ossatura della convivenza civile. Bisogna continuare su questa strada, non nascondendosi dietro analisi-mondo sfocate o, peggio, dietro risposte repressive che servirebbero solo a nascondere o a spostare il problema.

Una grande pietà, una grande pena, una grande angoscia per Doris Eunice, barbaramente assassinata a pochi chilometri dalle nostre case. Un grazie a Isoke ed alle ragazze coraggiose come lei, che lottano per uscire dal loro inferno ed aiutano le altre a farlo.

Paola Meneganti

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